Benvenut* nel mio spazio

Sentiti liber* di girare in tutte le stanze del mio laboratorio, osservare le immagini e leggere le storie che ho scritto per te.

Per prima cosa ti voglio raccontare due cose di me, quello che faccio e soprattutto come ci sono arrivata.
Sono figlia di un geometra.

Quando ero ragazza, durante l’estate, aiutavo mio padre in ufficio come segretaria. Mi piaceva scrivere a macchina. Conservo ancora la Olivetti di allora tanto che ho scelto il suo carattere per il mio logo.

Dopo il liceo, mio padre mi consigliò di fare l’insegnante o l’architetto ma io non ero interessata né all’una né all’altro e in più avevo paura della matematica (tra l’altro bellissimo libro di Peter Cameron, uno dei miei autori contemporanei preferiti). Ero sempre con la testa tra le nuvole in un mondo di fantasia. Mi piacevano le lingue straniere e volevo andare via, lontano, viaggiare per il mondo.

Sono anche una conservatrice seriale. Di ogni persona che ho amato conservo qualcosa. In casa e nello studio ci sono oggetti di ogni membro della mia famiglia. Sono tutti perfettamente integrati e utili. Il baule di mia nonna materna oggi è colmo di tessuti, l’armadio di legno a due ante costruito da mio nonno materno oggi custodisce piatti e bicchieri, il lenzuolo di lino ricamato a giorno e cifrato da mia nonna materna oggi è la tenda della mia camera da letto.

Di mio padre conservo lo sgabello del suo tecnigrafo. Quando ero bambina, prima di cena, mia madre mi mandava a chiamarlo nel suo ufficio, al piano di sotto. Lo trovavo spesso seduto là, a disegnare progetti. Oggi, quando tengo i corsi online, mi piace sedere su quello stesso sgabello.

La mia mamma faceva la sarta. Sono cresciuta a pane, tessuti e riviste di moda, giocando accanto alla sua macchina da cucire.
Da bambina indossavo vestiti ricamati a punto smock con i colletti e i polsini bianchi, che lei mi cambiava due volte al giorno.
Da ragazza avevo un guardaroba invidiabile, sceglievo sulle riviste di moda i modelli degli stilisti più in voga e mia madre li realizzava perfettamente (alcuni li conservo ancora!)
Combattuta tra la passione per i viaggi e per la moda, ha vinto l’ultima ma ho sempre la valigia pronta e partirei domani per qualunque luogo al mondo.

Dopo varie esperienze e lunghe riflessioni a 50 anni decido di cambiare la mia vita lavorativa.
Mi sono detta – o adesso o mai più – così mollo tutto e mi prendo un breve periodo sabbatico per svuotare la testa e cercare, che cosa esattamente non lo sapevo ancora. Un giorno leggo un articolo su Tom of Holland, un signore olandese di stanza a Brighton, che faceva cose meravigliose con le sue mani. Mi è bastato perché un lampo attraversasse la mia mente.

Tutto ciò che avevo assorbito nella mia infanzia e giovinezza, il piacere di toccare i tessuti e riconoscerli al tatto, la creatività che avevo avuto la fortuna di respirare nel mondo della moda fino a quel momento, erano riemersi sotto una forma nuova e inaspettata.

Decido di scrivere a Tom per invitarlo a tenere un workshop di Visible Mending a Torino, in un suggestivo vivaio di rose inglesi sulle colline. Da quel momento inizia il mio nuovo . Osservo, viaggio, imparo, studio, pratico. Nasce così La guardarobiera, per definizione colei che si prende cura del guardaroba altrui. Inizialmente facevo proprio questo, ficcavo simpaticamente il naso negli armadi delle persone (naturalmente su loro richiesta) aiutandole a fare ordine e soprattutto a decidere cosa salvare e come. Mi piace mettere ordine negli armadi e nei cassetti, dividere tutto per tipologia e colore e quando trovo un buco, una macchia o uno strappo, già immagino come trasformarli con un rammendo speciale. Mi piace rammendare, l’idea di non buttare e di far rinascere, di dare una nuova possibilità a ciò che sembra non averne più. Ogni progetto creativo è nuovo, e grazie a questo lavoro posso tornare a frequentare quel mondo incantato della mia infanzia fatto di storie e di colori.

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